Alessandro soffre della sindrome di down, e come se non bastasse, quattro anni fa, ha subito un difficile intervento allo stomaco. Da allora la famiglia, vinta dalla fatica, ha deciso di rivolgersi al Charitas, la struttura pubblica per il ricovero di disabili. Il padre Mario però non sopporta più di vedere suo figlio con quelle lunghe maniche chiuse in fondo e legate tra di loro ad inghiottirgli le mani. Un modo per bloccare un movimento di autolesionismo diffuso nelle persone con la sua patologia. Secondo Mario però il ragazzo soffre, fa di tutto per liberarsi. Si è così rivolto al Codacons, e tramite l'associazione ha intenzione di fare un esposto in Procura. Decisa la replica dell'istituto. Non ci stanno a passare da aguzzini e annunciano di andare per via legale per essere risarciti del danno che stanno subendo. A fare infuriare il personale dell'istituto è anche la denuncia della onlus "L'alleanza", formata per lo più da genitori di ragazzi ospiti. "Gli operatori sono in gamba", dicono i famigliari, "ma la gestione è sbagliata e mancano programmi riabilitativi adeguati". E anche su questo punto il Charitas respinge ogni accusa. I programmi della nostra struttura, spiegano, sono presi ad esempio in tutto il mondo.
Il Charitas è una struttura che ospita circa 90 persone, pazienti afflitti da forti disabilità fisiche e psichiche. E' un posto dove il dolore delle famiglie si incrocia con il duro lavoro di medici e operatori socio sanitari che accudiscono giorno e notte persone di tutte le età. Al primo piano ci sono le camere da letto, un arredamento sobrio, qualche oggetto che possa squarciare il misterioso mondo di questi ragazzi. In mezzo, la sala di ricreazione, la tv accesa, e tappettini per il gioco. Il personale ci spiega che per ogni 7 pazienti ci sono costantemente 2 operatori che si prendonio cura di loro tutto il giorno. Anche di notte i pazienti c'è sempre un'infermiera e un sofisticato sistema di monitor che permette di avere sotto controllo singolarmente tutte le stanze. Il Charitas, spiegano, vive attarverso le rette pagate per il 75% dall'azienda sanitaria e il resto dal comune e dalle famiglie degli ospiti attraverso l'assegno di disabilità.